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La Finanza etica continua a crescere nonostante (o grazie) alla crisi
Nell'anno peggiore e più devastante per le banche, il 2009 che è alle spalle, Banca Etica ha visto crescere i finanziamenti accordati di quasi il 25% rispetto alla fine del 2008 (raggiungendo i 535 milioni di euro); mentre la raccolta di risparmio è cresciuta di circa il 6%, e il patrimonio gestito affidato alla società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, ha segnalato la performance boom del +35%. I dati si riferiscono a 11 mesi. Nello stesso periodo, il capitale sociale di Banca Etica è cresciuto del 14% (sfiorando i 26 milioni di euro conferiti da 33mila soci) e con esso la possibilità di erogare finanziamenti ai progetti di economia solidale e sostenibile. La “finanza etica” quindi sembra funzionare. Nel 2010, la banca che ha compiuto 10 anni nel 2009, si propone di aprire nuove filiali, tra cui Perugia, Ancona e Trieste e di sviluppare progetti microcredito per le famiglie e le persone in difficoltà in accordo con Abi e la Cei.
Nuova SICAV specializzata nella microfinanza
Si chiana Community Investing Fund la nuova SICAV UCITS III multi-comparto di diritto lussemburghese, armonizzata UE rivolta agli investitori sia istituzionali che privati, che propone con una filosofia di investimento non solo nelle sue componenti finanziarie ma anche nelle finalità sociali. Community Investing Fund è infatti l’unica SICAV a investire fino al 40% dei suoi asset in MIVs - veicoli di investimento in microfinanza - ed è la prima ad avere come ethical advisor un’associazione laica di diritto pontificio, Carità Politica. Community Investing Fund rappresenta un unicum nel panorama attuale della finanza etica nella quale prevalgono fondi con caratteristiche screening, che selezionano e investono esclusivamente in società che rispettano determinati criteri etici. Il fondo, si legge in una nota, non investe in società quotate o strumenti della finanza tradizionale, ma ha come unico criterio di selezione l’investimento in progetti di microfinanza ponendosi obiettivi non speculativi. Community Investing Fund propone innanzitutto una importante novità strutturale: il comparto Dialogue, primo fondo in Italia che - sfruttando tutte le opportunità normative a livello europeo - investe fino al 40% dei suoi asset in MIVs, mentre il restante 60% è ripartito in obbligazioni internazionali emesse da istituzioni sovranazionali con un rating AAA. Il comparto, che si prefigge un alto impatto sociale e un “giusto ritorno”, ha un basso profilo di rischio e un obiettivo di rendimento in linea con l’investimento obbligazionario: è quindi indicato per ogni tipologia di investitore, sia istituzionale che privato. Community Investing Fund, al fine di rispondere alle finalità etiche e sociali che si propone, non prevede retrocessioni ai distributori, né commissioni di performance e di sottoscrizione per i clienti, ma solo management fee pari allo 0,95%, di cui lo 0,20% è destinato all’ethical advisor Carità Politica e lo 0,75% ad arc Asset Management, Società di Gestione della SICAV. “La visione alla base del nostro progetto è che il migliore investimento che si possa fare per noi stessi sia investire negli altri - dichiara Maria Bietolini, Marketing Manager di Community Investing Fund - perché contribuendo alla crescita di una persona si contribuisce ad affrancare dal bisogno l’intera comunità. Proporre agli investitori, sia istituzionali che privati, di investire parte dei propri asset in microfinanza è un invito ad andare oltre la logica della beneficenza, in un’ottica di “do ut des” che possa avere un impatto a lungo termine. E’ un approccio in forte crescita a livello europeo, che crediamo risponda a una domanda profondamente sentita anche dal mercato italiano.”
Poste Italiane con Postepay Lunch entra nel mercato delle carte elettroniche prepagate multiservizi
Postepay lunch è la nuova carta prepagata del circuito Visa/MasterCard rivolta alle aziende che assicurano ai propri dipendenti buoni pasto con pagamento elettronico. Con questa nuova carta lanciata da oggi sul mercato, Poste, leader internazionale nelle carte di pagamento prepagate, entra nel mercato business to business delle carte elettroniche per i servizi food. Come funziona la nuova Postepay lunch? Alla mensa aziendale o nei bar e ristoranti convenzionati i dipendenti possono usare la carta che associa tutti i servizi garantiti dalla normale Postepay alla gestione del buono pasto: in questo modo i titolari di carta Postepay lunch possono pagare il pasto, utilizzando il buono e saldando le eventuali eccedenze con un’unica carta, e potranno inoltre utilizzare la card sui circuiti postali e bancari per prelevare denaro contante, pagare l’acquisto di beni e servizi nei punti vendita convenzionati e ricaricare sim telefoniche. La carta Postepay lunch è già utilizzata dal 1° dicembre 2009 dai dipendenti di Poste Italiane di Palermo. Il kancio della nuova carta segue quello di Poste Pay&Go (per la gestione del ticketing sui mezzi di trasporto) e di Postepay Twin, la carta di nuova generazione concepita sempre all’insegna dell’innovazione e della convenienza. Postepay, la carta prepagata ricaricabile lanciata nel 2003 e divenuta in poco tempo il benchmark di mercato con oltre 5 milioni di clienti. Con i nuovi servizi di pagamento, Poste è in prima fila per attivare i pagamenti via cellulare: a novembre 2009, infatti, è stata recepita dagli operatori telefonici la direttiva europea Payment Service, che abilita i pagamenti mediante cellulari con un tetto fino a 150 euro di spesa. A beneficiare di questa nuova modalità di pagamento saranno soprattutto i servizi di biglietteria, da quelli relativi ai mezzi pubblici a quelli legati agli spettacoli, agli eventi sportivi, ai pedaggi e anche ai buoni pasto. Gli utenti di Poste Mobile possono infatti già da tempo effettuare pagamenti di varie utenze tramite cellulare se dispongono di un conto corrente Bancoposta. Da poco tempo poi è anche possibile pagare i ticket di numerosi parcheggi e inviare denaro direttamente tramite mobile.
UBI Banca promette un 2010 all'insegna della responsabilità sociale
Uffici alimentati dal fotovoltaico, video conferenze per diminuire le trasferte dei dipendenti, promozione dell'utilizzo dell'home banking per ridurre gli spostamenti degli utenti verso la banca e le stampe dei documenti. E ancora pari opportunità per il personale, correttezza e trasparenza verso i clienti, i fornitori e la pubblica amministrazione. Tutto questo è per Ubi Banca, quinto gruppo bancario d'Italia, la responsabilità sociale d'impresa: un modo di fare business in maniera corretta e socialmente attenta. Riguardo all'ambiente, dall'anno scorso, Ubi Banca sta attuando una politica unitaria. Il ricorso all'energia prodotta da fonti rinnovabili, ovvero quella che acquistiamo da produttori di energia idroelettrica e di altre fonti verdi è salito dal 61% del 2007 al 71% del 2008 e salirà notevolmente nel corso del 2010. La banca, si legge in una nota, è attenta a riciclare e recuperare i rifiuti, alla riduzione del consumo di carta, promuoviamo anche l'attività di mobility management che riguarda gli spostamenti casa-lavoro e quelli business per cui sta incrementando l'uso delle video conferenze e privilegiando l'utilizzo dei mezzi pubblici rispetto ai mezzi privati per i dipendenti. Ubi Banca usa poi l'attività di marketing in partnership con organizzazioni del Terzo settore per finanziare progetti di solidarietà internazionale e di tutela dell'ambiente. Da segnalare la promozione dell'uso delle carte di credito erogando poi una percentuale di entrate a organizzazioni impegnati inq uesto ambito come il WWF. Inoltre la banca ha attivato alcune attività di promozione dell'utilizzo dell'home banking come strumento di vantaggio ambientale: minori spostamenti degli utenti per andare in banca e minori stampe dei documenti.
Le banche pronte al sostegno di imprese e famiglie
T-Bond, aumenti di capitale e dismissioni: queste le strade percorse dalle banche italiane per riuscire a competere nel 2010 offrendo adeguato sostegno a imprese e famiglie. Dei Tremonti Bond, stanziamento iniziale 10-12 miliardi, ne hanno beneficiato Banco Popolare (1,95 miliardi di euro), Monte dei Paschi di Siena (1,9 miliardi), Banca Popolare di Milano (500 milioni), Creval (200 milioni). Hanno optato per gli aumenti di capitale Banca Carige (prestito convertibile da 400 milioni) ed Unicredit (4 miliardi di aumento di capitale). Sulle dismissioni ha invece puntato Intesa SanPaolo (1,75 miliardi gia incassati con la cessione del ''global custodian'' a State Street , oltre all'emissione di 1,5 miliardi di bond assimilati a capitale). Le banche che hanno sottoscritto i T-Bond si sono contestualmente impegnate a mettere a disposizione delle piccole e medie imprese per il prossimo triennio impieghi incrementali e a sospendere il pagamento delle rate dei mutui per l’acquisto dell’abitazione principale per 12 mesi senza oneri finanziari per il mutuatario, qualora richiesto da soggetti indicati nell’accordo sottoscritto tra Abi e Ministero Economia e Finanze (Mef) e sussistano le condizioni previste.
L'economia italiana in lento recupero e le banche rimangono "a galla"
Quest’oggi l’Abi ha diffuso l’Afo- Financial Outlook, un rapporto che evidenzia come, dopo la caduta del pil nel 2009, l’economia italiana vedrà una graduale ripresa dell’economia nazionale e internazionale, sebbene le banche ancora faranno i conti con una contrazione dei profitti e un aumento delle sofferenze per effetto della crisi. Secondo le stime del centro studi Associazione Bancaria italiana e dei principali istituti della penisola, infatti, il Pil italiano è tornato a salire su base congiunturale dopo 5 trimestri di riduzioni nel 2009, quando ha segnato un calo del 4,8% . Si prevede per il 2010 una crescita dello 0,6% e dell'1,6% nel 2011. Per quanto concerne invece il sistema creditizio, le banche italiane sembrano mantenersi a galla, seppur subiscano ancora i forti contraccolpi della crisi registrando significative contrazione in termini di conto economico. Gli utili netti si sono dimezzati nel 2008, e nel corso dell’anno appena trascorso si sono ulteriormente ridotti del 45%. Nei primi giorni del 2010 si sta registrando una lieve inversione di tendenza, con un incremento dell’8% che tuttavia non concederà alle banche un ritorno ai livelli pre-crisi ancora per molto tempo. Il report conferma anche la crescita delle sofferenze, che hanno fatto registrare un incremento del 34% nel 2009 e si manterrà stabile o al massimo in lieve calo nel 2010, con un tasso pari al 27%. Un sostanziale arresto delle sofferenze è stimato per il 2011, quando la crescita sarà ridotta al +9%.
Intesa Sanpaolo cede ramo di attività di securities services
Andrà alla State Street Corp., società di servizi finanziari statunitense tra i leader mondiali nell’offerta di servizi agli investitori istituzionali, per un corrispettivo di circa 1.750 milioni di euro, di cui circa 1.280 milioni relativi al solo avviamento, il ramo di attività di securities services del Gruppo Intesa SanPaolo. La cessione rientra nel quadro delle annunciate azioni di capital management (dismissioni totali o parziali, partnerships, quotazioni, ecc.) riguardanti attività non strategiche per l’ulteriore rafforzamento dei coefficienti patrimoniali del Gruppo. Il ramo di attività oggetto di cessione è costituito da due entità legali separate, Intesa Sanpaolo Servizi Transazionali - in cui convergeranno tutte le attività italiane interessate dall’operazione tramite conferimento di ramo d’azienda - e Sanpaolo Bank Luxembourg, e comprende quattro linee di business: attività amministrative di regolamento dei titoli esteri e loro custodia (Global Custody); calcolo del valore della quota dei fondi di investimento e delle gestioni patrimoniali con i relativi servizi amministrativi (Fund Administration); controlli regolamentari sull'operatività dei fondi e sulla correttezza del valore della quota (Banca Depositaria); servizi amministrativi relativi al collocamento di fondi esteri in Italia (Banca Corrispondente). Non sono oggetto di cessione le attività di custodia e regolamento dei titoli italiani, genericamente indicate come Local Custody, perché interconnesse con i servizi di intermediazione offerti alla clientela. Il perfezionamento dell’operazione, subordinato all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, si tradurrà per il Gruppo Intesa Sanpaolo in una plusvalenza lorda di circa 740 milioni di euro e in un recupero dell’avviamento di circa 540 milioni di euro, con un effetto positivo di circa 37 centesimi di punto sul coefficiente patrimoniale Core Tìer 1.
Eventi 2010: 30 - 31 gennaio a Milano, Le Stelline "I giorni del volontariato" Mostra-presentazione delle associazioni di volontariato milanesi con AIM, Ciessevi e Creval- Per il programma leggi qui
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